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Proteggere il proprio parco IT nel 2026: rischi, buone pratiche e piano d'azione

13 Maggio 2026

Nel 2025 le forze di sicurezza interna hanno registrato in Francia 453.200 reati digitali, con un aumento dell'87% in cinque anni.* Questa crescita riflette una pressione ormai strutturale. Nessuna azienda, quale che sia la sua dimensione, è al riparo.

La moltiplicazione dei dispositivi (postazioni fisse, computer portatili, smartphone, tablet, oggetti connessi), unita alla diffusione del lavoro ibrido, ha ampliato enormemente la superficie di attacco delle organizzazioni. Mantenere operativo un parco informatico non basta più: oggi il parco IT va concepito come un vero e proprio perimetro di sicurezza, dai server fino agli endpoint.

Perché la cybersecurity è diventata una questione trasversale

Un rischio che va ben oltre il perimetro tecnico

Il Rapporto annuale sulla criminalità informatica 2026 del Ministero dell'Interno descrive una minaccia che ha cambiato natura: è diventata industriale, strutturata e internazionale. Il modello del Cybercrime-as-a-Service ne è l'illustrazione più evidente: si tratta di una vera e propria economia sommersa in cui strumenti di attacco, accessi compromessi e persino servizi di assistenza tecnica vengono venduti chiavi in mano e su richiesta, consentendo ad aggressori poco qualificati di lanciare campagne sofisticate. L'ecosistema criminale si è inoltre ibridato con la criminalità organizzata tradizionale. Su scala europea, l'ENISA (Agenzia dell'Unione europea per la cybersicurezza) conferma questa professionalizzazione e sottolinea che essa pone tutte le organizzazioni sotto pressione continua, senza distinzione di dimensione o settore.*

Un profilo di vittime sempre più ampio

PMI, microimprese e imprese di medie dimensioni figurano tra i primi bersagli. Il segnale più significativo sul fronte francese arriva da Cybermalveillance.gouv.fr: il servizio ha registrato un aumento del 73% delle richieste di assistenza provenienti da imprese e associazioni nel 2025.* Una crescita di tale portata nell'arco di un solo anno non riflette una semplice variazione congiunturale, ma un vero e proprio cambiamento di scala nell'esposizione dei professionisti.

I principali rischi che gravano sui parchi IT nel 2026

Ransomware e doppia estorsione

I ransomware restano la minaccia più dannosa per le organizzazioni europee, sia per la loro frequenza sia per la capacità di paralizzare un intero sistema informativo. Ma la tendenza sta cambiando: l'ANSSI osserva che diversi gruppi privilegiano ormai l'estorsione senza cifratura, ovvero gli aggressori rubano i dati e li monetizzano in altri modi (rivendita, ricatto diretto, pressione mediatica). Questa strategia spiega in larga parte l'aumento del 51% degli incidenti di esfiltrazione di dati rilevati dall'agenzia nel 2025.* Per le imprese l'impatto è duplice: da un lato il danno operativo, dall'altro la violazione della riservatezza e gli obblighi di notifica.

Rapido sfruttamento delle vulnerabilità software

Le falle non corrette restano un punto d'ingresso privilegiato e la finestra di reazione si riduce ogni anno. L'ANSSI riferisce che quasi una vulnerabilità sfruttata su tre nel 2025 lo è stata già il giorno stesso della sua pubblicazione e, in alcuni casi, ancor prima che fosse disponibile una patch ufficiale.* I dispositivi di bordo, cioè le apparecchiature che fanno da confine tra la rete interna dell'azienda e internet (VPN, firewall, gateway di accesso remoto), sono stati particolarmente presi di mira nel corso dell'anno. Senza una gestione proattiva delle patch sull'intero parco, la finestra di esposizione si misura talvolta in ore, non in giorni.

Il rischio di terze parti e la catena di approvvigionamento

Un'altra tendenza di fondo: il ruolo crescente di partner e fornitori nelle compromissioni. Nella sua Panoramica 2025 l'ANSSI descrive uno schema ormai classico: un aggressore compromette dapprima un fornitore di servizi che serve numerose entità francesi, accede ai dati dei suoi clienti, quindi sfrutta le connessioni tecniche che tale fornitore intrattiene legittimamente con loro per introdursi a sua volta nei loro sistemi informativi.* Nemmeno gli ambienti cloud sono risparmiati. Per le imprese la posta in gioco è chiara: la sicurezza di un parco IT dipende ormai tanto dagli accessi esterni (fornitori, gestione in outsourcing, SaaS) quanto dalle difese interne. Mappare le proprie dipendenze, contrattualizzare requisiti di sicurezza e monitorare gli accessi esterni diventano cantieri prioritari.

Endpoint mobili: un aspetto da trattare a sé

Smartphone aziendali, tablet e computer portatili in mobilità concentrano oggi una parte importante degli accessi ai dati sensibili. Questo aspetto richiede misure specifiche (MDM, Mobile Endpoint Security, una policy BYOD formalizzata).

Costruire una strategia di protezione con FleetGuard

Di fronte a questa complessità, il tradizionale approccio "antivirus + firewall" non basta più. È proprio questa la constatazione all'origine di FleetGuard, la soluzione di cybersecurity ideata da bconnex group, che protegge sia i PC sia i dispositivi mobili. FleetGuard struttura la propria risposta attorno a cinque pilastri complementari che coprono l'intero ciclo di protezione: anticipare, governare, sensibilizzare, reagire, supervisionare. Ciascuno può essere attivato in modo indipendente e la loro combinazione costituisce una strategia cyber completa, senza necessità di un CISO interno né di un team di sicurezza dedicato.

FleetGuard copre l'intero parco IT: PC fissi, computer portatili, smartphone e tablet. Una coerenza essenziale ora che il confine tra utilizzo da ufficio e utilizzo in mobilità si è ampiamente dissolto.

1. Anticipare: l'audit di maturità

➡️ Tutto comincia da una fotografia della situazione. Il primo pilastro di FleetGuard è un audit di maturità basato sul framework dell'ANSSI e sulle sue sei famiglie di controllo. L'audit misura in modo oggettivo il reale livello di protezione dell'organizzazione, individua i punti ciechi e si traduce in una roadmap di miglioramento con priorità. Per una PMI o una microimpresa priva di un CISO interno, è la lettura più chiara che possa ottenere della propria postura cyber, nonché la base su cui si articolano gli altri pilastri.

2. Governare: il CISO as a Service

➡️ Mettere in sicurezza un'organizzazione non si riduce a un progetto una tantum. Il secondo pilastro di FleetGuard, il CISO as a Service, mette a disposizione dell'azienda un responsabile della sicurezza in modalità condivisa. Si fa carico della governance cyber nel tempo: gestione dei rischi, supervisione della conformità (NIS 2, GDPR, DORA), definizione delle priorità tra i diversi cantieri, coordinamento tra i team IT e le direzioni di business. Una competenza strutturante, senza il costo di una posizione a tempo pieno e con il valore aggiunto di uno sguardo esterno.

3. Sensibilizzare: il Cyber Wargame e i bot

➡️ La sensibilizzazione resta la leva con il miglior rapporto costo/efficacia. È anche un elemento che gli assicuratori esaminano con attenzione in caso di attacco: senza prove concrete che i collaboratori siano stati formati e testati regolarmente, l'indennizzo può essere ridotto o persino rifiutato. La sfida consiste quindi nel mantenere un livello di vigilanza nel tempo, non soltanto durante una formazione annuale.

Il terzo pilastro di FleetGuard combina perciò due formati complementari. Da un lato il Cyber Wargame, un gioco da tavolo della durata di circa 90 minuti, condotto per team di business (contabilità, marketing, risorse umane, amministrazione vendite, ecc.) che simula scenari di attacco reali. Questo formato immersivo crea un momento significativo, radica i comportamenti corretti e dà avvio a conversazioni che un modulo di e-learning raramente innesca.

Dall'altro, un bot di sensibilizzazione cyber con campagne di phishing, che si integra direttamente negli strumenti di comunicazione dei collaboratori (Slack, Microsoft Teams) per diffondere micro-formazioni contestualizzate e simulazioni di phishing realistiche durante tutto l'anno. È l'unione del momento significativo e del promemoria regolare a trasformare una sessione occasionale in un riflesso duraturo.

4. Supervisionare: il SOC Manager

➡️ Infine, il rilevamento avanzato sugli endpoint (EDR/XDR), abbinato a una supervisione continua, permette di individuare i comportamenti anomali e di circoscrivere gli attacchi prima che si propaghino. Il quinto pilastro di FleetGuard, il SOC Manager, guida questa supervisione per conto dell'azienda. Quanto più precoce è il rilevamento, tanto maggiore è il margine di manovra: limitare la propagazione, preservare i backup, contenere l'esfiltrazione. Al contrario, un'organizzazione che scopre l'attacco attraverso la richiesta di riscatto o da una terza parte esterna spesso non può fare altro che gestirne le conseguenze.

5. Reagire: la gestione della crisi

➡️ Nessun sistema è inviolabile. La capacità di reagire in modo rapido e coordinato fa spesso la differenza tra un incidente sotto controllo e una crisi di grande portata. Il quarto pilastro di FleetGuard è un kit di gestione della crisi personalizzato: ruoli definiti, alberi decisionali, schede operative pronte all'uso, piano di comunicazione, procedure di backup e ripristino. Questa preparazione si costruisce a freddo: nel pieno di un attacco è troppo tardi per improvvisare.

Un accompagnamento integrato, dalla diagnosi alla supervisione

L'interesse di un approccio come FleetGuard non risiede soltanto nell'articolazione di questi cinque pilastri. Risiede soprattutto nel fatto che essi sono gestiti dall'inizio alla fine da team dedicati di bconnex group. L'azienda non deve destreggiarsi tra più fornitori, coordinare strumenti diversi o acquisire competenze su tematiche tecniche complesse. L'audit, la governance cyber, le sessioni di sensibilizzazione, il kit di gestione della crisi e la supervisione SOC sono garantiti da un unico interlocutore, con un monitoraggio continuo.

Conclusione: dalla diagnosi alla supervisione, una traiettoria da tracciare

La cybersecurity non è più un'opzione tecnica riservata alle grandi aziende: è una questione di continuità operativa, conformità e fiducia, condivisa tra collaboratori e direzione. La constatazione è ormai condivisa dalle autorità francesi ed europee: la domanda non è più se un attacco avverrà, ma come verrà anticipato, rilevato e assorbito.*

Per CIO, CISO, responsabili infrastrutture e dirigenti, la vera domanda non è più "bisogna agire?" ma "da dove cominciare?" e con chi procedere. Soluzioni integrate come FleetGuard dimostrano che è possibile avanzare in modo strutturato, senza dover reinventare tutto internamente.

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